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Tropea - Piazza ErcoleSogno una città governata da una delegazione estera
Tropea la città del sole

 

Sogno una città governata; una delegazione proveniente da paesi remoti, ignara, di cosa sia Tropea e la Calabria, ignara di tutti i suoi cittadini e delle sue autorità. Verrebbe scortata da un treno che non fa fermate, arriverebbe alla stazione della città, senza nessuno che l’accolga, né autorità, né cittadini, né forze dell’ordine. Arrivata alla stazione ferroviaria desolata, una macchina la porterà sino a palazzo sant’anna, un palazzo sgombero da tutto, documenti, carte, archivi, progetti, bilanci, dove la si insedierà  e da dove non potrà uscire fine al termine del suo mandato. Naturalmente dopo i primi giorni dedicati alla sistemazione del più e del meno, inizierà a chiedersi il da farsi; ne feste, ne riunioni speciali, ne invitati eccellenti, nulla di tutto ciò; si siederà attorno ad un tavolo ed inizierà ad elaborare. Come prima cosa i membri della delegazione decideranno di chiamare un rappresentante del luogo, un cittadino il cui nome era stato sorteggiato da un’urna contenente i nomi dei cittadini che sino a quel momento erano stati attivi per la loro città, il quale, arrivato dinnanzi alla delegazione, sarà invitato a descrivere la sua Tropea. Dopo ciò, la delegazione, che avrà capito ben poco da quella descrizione, dato che era piena di nomi di parenti di cui loro non sapevano l’esistenza, deciderà di operare senza quell’aiuto; ma purtroppo quella era e sarà l’unica occasione di contatto con l’esterno. Ma la delegazione non si scoraggerà e deciderà di iniziare, d'altronde aveva un computer con un collegamento internet da cui poter ricavare notizie. Guardando le migliaia di foto dei paesaggi, del centro storico, del mare limpido e delle sue spiagge bianche, leggendo le note storiche, l’attualità, la politica, il costume della cittadinanza, capiranno la bellezza del paese, e si dispiaceranno di non poterne godere, ma capiranno anche che il loro mandato sarebbe finito a breve dato che sarebbero giunti facilmente ad una conclusione sul da farsi, che d’altronde era il motivo per cui erano stati chiamati. Dopo una breve riunione scriveranno il responso su di un foglio che chiuso in una busta sarà portato all’esterno attraverso la buca delle lettere del portone del palazzo  dove  da giorni attendeva quel cittadino a cui era stato affidato  come altro incarico, quello di portar e  leggere il responso alla cittadinanza. Ed ecco che, il fortunato cittadino, correndo tra i vicoli e le  piazze, arriverà sino a piazza Ercole, dove da giorni lo attendeva una folla di cittadini speranzosi; attraverserà le sale della “casina” per affacciarsi sulla piazza dove verrà accolto da un applauso liberatorio. Allora il cittadino, che da quel momento sarà chiamato il prescelto, aprirà la busta e senza nessun discorso introduttivo dirà: "la delegazione estera, inviataci per risolvere i nostri problemi, ha concluso che per risollevare le sorti della nostra città dobbiamo fare", ed ecco che arrivò il momento di leggere ciò che c’era scritto, ”né più né meno di ciò che fa un paese civile”.

 

Marcello Macrì

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