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"L'albero della libertà"
Documenti ed opere d'arte per raccontare e riscoprire le radici del nostro paese
Al Museo Diocesano di Tropea la mostra  sul Decennio francese nel regno di Napoli

 

di Francesco Apriceno

foto Salvatore Libertino

 

Tropea  29/09/07 -Recuperare le proprie origini e riscoprire i punti di contatto tra ciò che eravamo e ciò che siamo.

E’ questo lo scopo della mostra intitolata “L’albero della libertà- Modernizzazione ed innovazione nell’Intendenza di Monteleone durante il decennio francese”.

Si tratta di un’esposizione di documenti ed opere d’arte che ben raccontano questo periodo storico assieme agli aspetti di esso che delineano una trasformazione radicale della società. La presentazione è avvenuta nella sede del Museo Diocesano, alla presenza dei rappresentanti degli enti promotori che sono il Sistema Bibliotecario Vibonese, il Museo Diocesano di Tropea, il COGAL Monte Poro e la Pro Loco di Mileto. Ad aprire la cerimonia di inaugurazione il sacerdote Ignazio Toraldo che ha espresso tutta la sua “soddisfazione per l’iniziativa che costituisce un percorso culturale profondamente originale. Recuperare la memoria di questa fase storica è un procedimento che ci è utile per comprendere meglio alcuni valori come la passione civile. Questa manifestazione inoltre rappresenta una ulteriore occasione di incontro e di continuazione di un rapporto consolidato”.

 Il vice prefetto Giovanni Cirillo ha poi portato i saluti del prefetto Vincenzo Greco ed augurato ai relatori un buon lavoro.

La parola è passata  a Vittorio Miceli, vicepresidente del Cogal, ente che riunisce interessi privati e sostiene progetti approvati dalla comunità europea. Ha spiegato ai presenti che ha voluto finanziare questa iniziativa perché “è utile a gettare nuova luce su un periodo molto interessante a cui viene attribuita tra le altre cose anche la nascita di un prodotto tipico famoso: la ‘nduja.. Questa mostra merita di essere osservata con molta attenzione verso ogni piccolo particolare.”

Dalle parole del vicesindaco della città di Mileto, invece, si è compreso come “essa ci mostra i valori su cui si deve basare l’azione politica”.

Il sindaco di Tropea Antonio Euticchio ha poi ringraziato i promotori per aver scelto la sua città come luogo di questo incontro da cui tutti ne usciranno sicuramente arricchiti. “Anche nella nostra cittadina  è stato piantato in quel periodo storico l’albero della libertà, ma dopo otto giorni fu gettato dalla rupe. Qualche mese fa, grazie alla collaborazione del dirigente scolastico Beatrice Lento, è stato piantato l’albero della legalità, con la convinzione che la libertà sia profondamente legata alla legalità.”

Al termine dell’intervento, Gilberto Floriani, direttore del Sistema Bibliotecario Vibonese ha spiegato: “L’iniziativa è nata in seguito alla cerimonia del bicentenario della battaglia di Mileto. L’obiettivo era quello di focalizzare l’attenzione su un periodo che costituisce il punto di rottura con il sistema precedente, ovvero l’ancien regime. La vittoria dei francesi a Mileto contro gli Aglo-Borbonici nel 1806 favorisce il consolidamento della loro presenza nel Meridione d’Italia. Durante il decennio che segue vengono introdotte varie innovazioni riguardanti opere pubbliche, sanità, istruzione, legislazione. In quegli anni la vita sociale diventa più ricca e democratica e si affermano alcune figure di intellettuali come Pasquale Galluppi, Vito Capialbi ed Emanuele Paparo. Ringrazio tutte le persone che hanno reso possibile la realizzazione di questa mostra, tra cui le famiglie Meligrana e Toraldo di Francia per aver messo a disposizione i loro archivi”.

E’ iniziato poi il lungo ed appassionato excursus storiografico del prof. Saverio di Bella che ha esordito con l’espressione “Abbiamo una memoria da ricostruire”.  “Il terreno vero e proprio su cui deve nascere l’albero della libertà” – prosegue il docente universitario -  “è nei nostri cuori, deve superare la dimensione simbolica per arrivare alla sostanza. Il seme della libertà è nato nel decennio che è oggetto della nostra analisi, il quale rappresenta lo snodo fondamentale di un periodo di rottura, di innovazioni che, nonostante il ritorno dei Borboni, non sono state cancellate. La società ha fatto un passo in avanti, proponendo temi fondamentali come l’istruzione e l’emancipazione delle donne. La speranza di tutti era quella di una repubblica che si ispirasse ai principi della rivoluzione francese. Gli intellettuali meridionali lotteranno sempre da quel momento contro i Borboni. Da lì sono partite le radici del Risorgimento che vedrà susseguirsi le varie guerre di indipendenza. Le colonie non riuscivano più ad accettare più la loro dipendenza dalla madrepatria ed in tale situazione si è inserita anche la figura del Garibaldi. Non è di poca importanza inoltre il fatto che Monteleone è venuta ad assumere per la prima volta in quel periodo un ruolo centrale, data anche la posizione geografica”. Il professore ha concluso la sua Lectio Magistralis affermando che “questo periodo può essere considerato la gravidanza civile del nostro paese. Come fanno le mamme dopo il parto, noi dobbiamo andare oltre i sacrifici che questo periodo ha portato e rivolgere la nostra attenzione alle novità da esso generate. Verso la conclusione dell’incontro il responsabile cultura della Pro loco di Mileto, Pino Calzone, ha espresso la sua soddisfazione per il lavoro svolto dai relatori, mentre mons. Ignazio Toraldo ha salutato i presenti, ringraziando il Vescovo per la sua sensibilità a questa iniziativa. Ha concluso la conferenza il prof. Luciano Meligrana che ha portato i saluti del Centro Studi Galluppiani e spiegato che Galluppi, come testimoniano alcuni documenti esposti nella mostra, fu un sostenitore e partecipò alla struttura amministrativa Napoleonica. Inoltre, nei suoi scritti politici, egli valutò questo cammino di novità, emblematicamente segnato nella sua vicenda umana e culturale.

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